Andiamo a Roccapalumba, a 60 km da Palermo, per scoprire le stelle e partecipare alla più famosa Sagra regionale dedicata al Fico d’India.

Il fico d’india, il simbolo del made in Sicily, ha trovato nel paesaggio arido e nel clima siciliano un ambiente estremamente favorevole, tanto da diventare un autentico elemento dell’iconografia dell’isola. La pianta è arrivata in Siclia dopo la scoperta dell’America. Il suo nome trae origine dal fatto che Colombo, quando sbarcò nel nuovo continente, pensò di essere sbarcato in India e fu così che la pianta venne chiamata Fico d’India. Fino a poco tempo fa ha vegetato in forma spontanea sparsa ai bordi dei campi e solo recentemente ha cominciato ad essere coltivata intensivamente.

Ne esistono di diverse varietà che si contraddistinguono per il colore dei frutti: bianchi (muscaredda); gialli (surfarini); aranciati (moscateddi); rossi (sanguigni). I frutti, di forma ovoidale, hanno uno spiccato gusto esotico. Dato che favoriscono la diuresi sono particolarmente indicati nella terapia delle funzioni renali.

LE SAGRE DEL FICO D’INDIA IN SICILIA

Tre sono i punti dell’Isola produttori per eccellenza del frutto sacro agli Aztechi: la Valle del Torto, in provincia di Palermo, San Cono (Catania) e la Valle del Belìce. Le sagre più importanti si svolgono ad ottobre, come la “Opuntia Ficus indica Fest – Sagra del Ficodindia” a Roccapalumba (PA), in programma quest’anno dal 14 al 16 ottobre.

Chiamato anche il “paese delle stelle” perché noto tra astrofili e scienziati di fama internazionale, è posto ai piedi di una grande e suggestiva Rocca, abitata da centinaia di uccelli. Sono assolutamente da visitare anche la sua borgata, Regalgioffoli, un incantevole paesino immerso nel verde delle colline; il “Castellaccio”, luogo di insediamenti Neolitici Medievali e Saraceni: e il Telescopio Newtoniano collocato presso l’Osservatorio Astronomico di Pizzo Suaro e con il Planetario Astronomico dotato di uno speciale elioplanetografo che permette di simulare il movimento dei pianeti attorno al sole.

roccapalumba

Durante la sagra è possibile fare degustazioni, partecipare a laboratori, spettacoli ed eventi e scoprire l’uso di tutte le parti della pianta. Le antiche tradizioni contadine ci tramandano l’utilizzo dei fiori essiccati per la preparazione di decotti dalle notevoli proprietà diuretiche ed antinfiammatorie. Alla tradizione culinaria del passato si rifà anche l’uso del fico d’india per la preparazione di un’ottima mostarda.

RICETTA DELLA MOSTARDA DI FICHI D’INDIA

  •  10/15 kg di fichidindia maturi
  •  6/7 chiodi di garofano
  •  4 stecche di cannella
  •  cannella in polvere qb
  •  farina 00 (o semola di grano duro) – 100 g x ogni litro di liquido ottenuto già ristretto
  •  mmandorle tostate e tritate qb

mostarda di fichi d'india

Con un paio di guanti belli spessi sbucciare i fichi d’India e farli bollire in acqua calda finchè non si saranno spappolati.  Dopo averli setacciati con uno scolapasta e poi con un colino fitto. Il liquido ottenuto, dopo averlo riscaldato in un altro tegame, andrà fatto restringere un po’ (la pectina naturale dei frutti favorirà questo passaggio), magari aggiungendo della cannella e chiodi di garofano. Dopo circa 20 minuti aggiungere la farina a pioggia facendo attenzione alla formazione di grumi. Continuare a mescolare fino a quando  la farina sarà tutta incorporata e il composto inizia a bollire. La mostarda di fichi d’india sarà pronta quando avrà raggiunto la densità di una crema pasticcera. A questo punto basterà versarla nelle formine e farla raffreddare. Una volta asciutta, aggiungete le mandorle a pezzettini e state tranquilli che si potrà conservare in un contenitore ermetico per diversi mesi