Per i latini Perusia, per gli etruschi Perusna, per gli antichi umbri Peroudja, per gli italiani, naturalmente, Perugia.

Per tutti, però, un autentico gioiello nel cuore dell’Italia.

 

Una natura affascinante, accoccolata sulle dolci colline umbre

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Capoluogo regionale dell’Umbria, quest’autentica perla ha attratto nel corso dei secoli innumerevoli artisti, intellettuali, mercanti e visitatori, risultando un polo di naturale attrazione per la sua bellezza paesaggistica, l’incanto delle sue architetture di matrice sostanzialmente medievale e la sua posizione strategica in un importante snodo viario sulla direttiva transappenninica ovest-est.

 

Il comune, che sorge su di un sistema di colline di altezza media pari a 450 m s.l. m., risulta la città italiana più popolosa posta al di sopra dei 250 m s.l.m.; in quanto all’estensione, estremamente significativa perché calcolata in 449,51 km², si colloca 11ma nella classifica dei più grandi comuni italiani per area geografica.

 

Arte intrecciata alla vita quotidiana, una favola narrata in pietra

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Dall’acropoli centrale dipartono cinque borghi medievali, detti anche rioni storici, ciascuno percorso da una via centrale cui si congiungono lateralmente vicoli e su cui affacciano botteghe, palazzi signorili, chiese e abitazioni in pietra, in un turbinio di tonalità calde impreziosite ulteriormente da tratti di giardini pubblici o privati. Chiamati rispettivamente Porta Sant’Angelo, Porta Sole, Porta S. Susanna, Porta Eburnea e Porta S. Pietro, questi tasselli cittadini, ciascuno caratterizzato da proprie, magnifiche specificità, contribuiscono a costituire un’opera urbanistica portentosa, che inevitabilmente ammalia l’osservatore grazie alla propria incantevole unicità.

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Tappa immancabile di una visita nel capoluogo perugino è, certamente, l’inestimabile Fontana Maggiore, uno dei principali monumenti cittadini e perfetta sintesi dell’arte monumentale che incontra l’impiego pratico civile. Progettata da frà Bevignate da Cingoli fu eretta tra il 1275 e il 1277, frangente in cui fu fatto arrivare l’acquedotto convogliante le acque del monte Pacciano su fino all’acropoli: da quel momento ad oggi, quindi per poco meno di 750 anni, non ha mai cessato di impreziosire piazza IV Novembre (precedentemente Piazza Grande) con la sua bellezza e il suono armonioso del dono liquido che offre quotidianamente alla comunità.