Dopo esserci inoltrati nelle atmosfere da sogno della tenuta de La Scarzuola ci è sembrato giusto, per par condicio, dedicare qualche parola anche ad un suo terrificante compagno di magie, un luogo incantato dove poter passare una divertente giornata in famiglia all’insegna di avventura e tante risate: il Parco dei Mostri di Bomarzo.

Il piccolo borgo di Bomarzo è una cittadella localizzata nel cuore della Tuscia, su di un crinale di tufo tra le pendici nord-orientali dei monti Cimini e la vallata del fiume Tevere. Nonostante il grande numero di palazzi medievali ad arricchire il suo centro storico, la città è ricordata soprattutto per un luogo specifico: il celeberrimo Parco dei Mostri di Bomarzo.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova in quella che oggi è conosciuta come la Riserva Naturale di Monte Casoli: si tratta di un’area relativamente estesa, sempre in provincia di Viterbo, istituita nel 1999 perché dimora di alcuni siti archeologici etruschi. Oltre ai tigli la Riserva Naturale di Monte Casoli ospita però anche un grande bosco, un tempo sacro alla popolazione locale e per questo chiamato Bosco Sacro, che oggi è il famoso Parco dei Mostri di Bomarzo.

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Il parco, che si estende su una superficie di 3 ettari in una foresta di conifere e latifoglie, fu realizzato intorno al 1552 su commissione del principe Vicino Orsini, che intendeva creare nelle sue proprietà un giardino che seguisse il modello del grottesco Trittico del Giardino delle Delizie del pittore olandese Hieronymus Bosch, di cui conserva proprio il lato grottesco elevato a sistema in tutte le figure mitologiche ivi rappresentate.

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Il Parco dei Mostri di Bomarzo è infatti un complesso artistico unico nel suo genere, un vero e proprio labirinto di simboli che trasporta il visitatore in una dimensione surreale con un gran numero di sculture di varia grandezza realizzate in basalto, che è un materiale disponibile in grande quantità sul territorio, che ritraggono animali mitologici o giganteschi mostri scolpiti nella pietra, il cui significato complessivo è ancora oggi dibattito di numerosi studi.

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Se infatti sono evidenti alcuni temi o suggestioni rinascimentali provenienti dal Canzoniere di Petrarca o dai cicli cavallereschi dell’Ariosto e del Tasso, sono altrettanto certi i numerosi misteri interpretativi che avvolgono la maggior parte delle opere presenti nel parco, come nel caso delle architetture impossibili, edifici che annullano del tutto le più comuni regole prospettiche allo scopo di confondere il visitatore. Una validissima testimonianza di queste architetture impossibili è la cosiddetta casa inclinata.

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Abbandonato nella seconda metà del Novecento per essere nuovamente restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, entrambi sepolti nel tempietto interno, il Parco dei Mostri di Bomarzo ha sicuramente origini incerte e nel corso del tempo sono state formulate diverse ipotesi che vedrebbero il luogo come una sorta di percorso iniziatico di origine esoterica oppure semplicemente come un luogo di svago che Orsini avrebbe voluto riservare alla sua tenuta. Di tutti questi enigmi, solo una cosa è certa, e per esprimerla basterà citare una frase che Salvador Dalì pronunciò in merito al Bosco Sacro: il Parco dei Mostri di Bomarzo è e sarà sempre un’invenzione storica unica.

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