Uno sperone roccioso di ben 962 metri, solido, massiccio, per certi versi in grado persino di incutere timore in chi dal basso l’osserva. Poi, però, un culmine di rara se non unica bellezza ed eleganza.

Così si mostra il Monte Pirchiriano, collocato nella bassa Val Di Susa, Città Metropolitana di Torino, quando mano a mano gli ci si avvicina, meta visitatissima grazie alla Sacra di San Michele che ne incorona la sommità, abbazia monumento dell’intero Piemonte.

Sacra di San Michele 3

L’edificio risulta un perfetto connubio di robusto stile romanico e slanciata architettura gotica, un incanto per gli occhi e la mente che rapisce lo sguardo, grazie alle sue portentose mura di pietra, impreziosite dal perfetto alternarsi di finestre e archi di sostegno.

Le sue origini sono antiche, e affondano in un periodo di passaggio fondamentale per l’Europa e il mondo intero, il cuore del Medioevo di X e XI, a cavallo del fatidico anno 1000. Le date più probabili della sua effettiva costruzione risalgono agli anni tra il 983 e il 987 oppure tra il 999 e il 1002: fondamentali, in quest’opera di collocazione storica, le testimonianze di un certo monaco Guglielmo, che visse in quel sito religioso verso il calare dell’XI Secolo e che provò a raccogliere informazioni inerenti alla sua realizzazione.

La Sacra di San Michele è certamente uno dei simboli del Piemonte, da secoli meta di pellegrinaggio anche grazie all’antica, adiacente foresteria, in grado di accogliere i molti devoti che percorrevano la Via Francigena passante per il valico del Moncenisio. Ancora oggi è enorme il numero dei suoi visitatori: ben 100.000 nel solo anno 2016.

Sacra di Can Michele 1

Tra i punti più attraenti del complesso figurano l’imponente facciata, che si apprezza via via di più procedendo lungo il  verde sentiero che arriva alla vetta del Pirchiriano; la statua di San Michele Arcangelo, dello scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder; l’austero e ripido Scalone dei Morti, chiamato così perché contiguo ad una nicchia che ospitò alcuni scheletri di Monaci fino a Novecento inoltrato; la panoramica Torre della Bell’Alda, scenografia di molte leggende e racconti popolari; e ancora il Museo del quotidiano, con vetusti reperti della vita di tutti i giorni, la Biblioteca da 10.000 volumi, e le Sale di Casa Savoia, riproduzione moderna con decori e mobilio ottocenteschi realizzata in omaggio alla grande attenzione come simbolo diplomatico e politico riservato alla Sacra da parte della Casa regnante.

Scalone dei Morti

Come curiosità ulteriore inerente a questo grandioso monumento, impossibile non menzionare il ruolo di principale elemento di ispirazione per quanto riguarda l’ambientazione monastica del capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa”.