Il mese di settembre è per molti un incubo alle porte: tornare alla realtà dopo le tanto agognate vacanze estive è sempre traumatico, specialmente se ad accompagnare il ritorno si aggiungono giornate sempre più brevi che fanno sembrare i momenti passati sotto il sole della battigia un pallido miraggio lontano.

Che ne dite quindi di non tornare affatto alla realtà e di immergervi invece nelle suggestive atmosfere di un posto magico che possa per qualche istante portarvi oltre le porte del tempo? Stiamo parlando di La Scarzuola, località rurale dell’Umbria situata a Montegiove, piccola frazione del comune di Montegabbione, in provincia di Terni, conosciuta per la sua città-teatro dall’architettura surrealista che l’architetto milanese Tommaso Buzzi ha costruito nel ventesimo secolo come personale interpretazione del tema della “città ideale”.

Il nome de La Scarzuola è citato per la prima volta in alcune cronache medievali secondo cui il territorio sarebbe stato il luogo prescelto da San Francesco d’Assisi per costruirvi una capanna realizzata con una pianta palustre di nome Scarza, da cui avrebbe origine il nome della località. Fu nel XIII secolo che i conti di Marsciano decisero di costruire su quel luogo in memoria dell’evento l’antico convento che oggi sorge davanti alla valletta del promontorio, il cui interno oggi non è purtroppo accessibile al pubblico.

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Fu solo nella seconda metà del Novecento che il territorio de La Scarzuola ritornò alla ribalta, grazie alla “città ideale” che Tommaso Buzzi, divenuto da poco proprietario di quel lotto di terra, decise di costruirvi per rappresentare quella che lui chiamò “un’antologia in pietra” allegorica dell’esistenza dell’uomo.

E sarà proprio uno stupore esistenziale la sensazione che comincerà ad accompagnarvi già dai primi momenti di cammino verso La Scarzuola, nel solitario percorso che la precede. Dopo un breve tratto di strada impervia attraverso un bosco, che farà scomparire alla vista i numerosi paeselli arroccati sulle verdi colline del circondario, un grande portone vi darà accesso a questa singolarissima cittadella che sembra uscita da un disegno di Escher, dandovi l’impressione di un vero e proprio antro a simbolo della divisione tra mondo della realtà e mondo dei sogni.

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A prima vista la visionaria città-teatro di La Scarzuola, realizzata dal 1958 al 1978, vi darà un vero e proprio capogiro nel suo apparentemente infinito dedalo di scale e gradini, torri e labirinti, anfiteatri ed imponenti obelischi dalle forme più strane in ricordo di leggendari personaggi della mitologia come dragoni e gigantesse. Un contesto grandioso ma allo stesso tempo sconcertante che Buzzi volle costruire soprattutto per esprimere la sua personale visione escatologica dell’esistenza, ispirandosi allo stesso tempo al linguaggio ermetico proprio dell’aristocrazia massonica del Settecento.

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Tuttavia è una città ideale quella che Buzzi intendeva costruire con La Scarzuola e questo è evidente nei diversi edifici che compongo la complessa scenografia teatrale progettata dall’architetto milanese, che si è esplicitamente ispirato alle più alte forme architettoniche mai realizzate nella storia dell’uomo, intrecciandole l’un l’altra in un vortice urbanistico surreale e di grande impatto visivo: non vi stupirà quindi riconoscere in questi paesaggi labirintici le suggestioni classiche appartenenti alle più belle ville di Andrea Palladio, di Villa Adriana e di Villa d’Este o addirittura l’Acropoli di Atene con i suoi edifici più importanti.

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Una visione dell’esistenza, quella di Buzzi, inquieta più che inquietante, che oggi sembra continuare a La Scarzuola attraverso la voce dell’attuale proprietario del complesso, nonché nipote dell’architetto, Marco Solari, che nei giorni di apertura al pubblico della proprietà si diverte a fare da personale guida ai visitatori provocandoli e sbeffeggiandoli con le sue pessimistiche e talvolta oscene interpretazioni delle idee ad ispirazione dei singoli elementi di questa fantastica città-teatro.