Se siete a Venezia ma cercate qualcosa di nuovo da vedere nella magica isola lagunare rispetto ai soliti itinerari battuti dal turismo di massa, la piccola Isola di San Lazzaro degli Armeni è la destinazione che fa per voi.

Localizzata ad una ventina di minuti in vaporetto dal celebre approdo di Piazza San Marco, l’ Isola di San Lazzaro degli Armeni rappresenta ancora oggi un’oasi di pace e tranquillità, custode di tesori di inestimabile valore artistico e letterario.

L’isola si prefigura subito alla vista come un piccolo gioiello di rara bellezza, con il suo rigoglioso giardino che introduce il monastero e la recinzione in mattoni rossi intervallata da colonne classiche in contrasto col verde azzurrognolo delle acque della laguna veneziana. Nell’ampio cortile di fronte alla facciata del monastero troverete a sinistra una lapide in memoria del poeta inglese Lord Byron che si fermò ben due anni per studiare l’armeno, prima di partire alla volta della Grecia e combattere assieme ai greci per l’Indipendenza dai turchi. A destra dell’ingresso, nel giardino, c’è la statua dedicata a Padre Mekhitar, padre spirituale non solo della sua comunità ma anche dell’isola stessa.

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Poiché situata ad un’adeguata distanza dalle altre isole della laguna veneziana, la piccola Isola di San Lazzaro è stata utilizzata per anni, nel corso del XVI secolo, come lazzaretto per i lebbrosi in quarantena e fu proprio la devozione verso il patrono di questi malati, San Lazzaro, a dare a questo piccolo rifugio sull’acqua il suo nome odierno.

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Dopo due secoli di totale abbandono, l’Isola fu individuata da Padre Mekhitar, fondatore dell’ordine monastico dei Mechitaristi, come luogo ideale trovare asilo dalle terribili persecuzioni dei turchi. Il motivo principale per cui i monaci armeni scelsero l’ Isola di San Lazzaro è legato al fatto che la Repubblica di Venezia, a quel tempo, fosse uno dei più importanti centri di stampa d’Europa. Questo rappresentava un valore aggiunto per i padri armeni, il cui compito era proprio quello di preservare la cultura del proprio popolo attraverso la cultura, a maggior ragione in tempi di persecuzione come quelli che stavano vivendo all’epoca del loro trasferimento a Venezia i monaci armeni seguaci di Mekhitar.

Giunti sull’Isola in stato di abbandono, i padri armeni trasferitisi sull’ Isola di San Lazzaro profusero ogni loro energia ed entusiasmo nel restauro della bellissima chiesa gotica risalente al XVI secolo e trasformarono le strutture preesistenti in un magnifico monastero curando allo stesso tempo lo splendido giardino che ancora oggi è possibile visitare prima e dopo le visite dei vari edifici che compongono questa piccola oasi lagunare.

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Sempre prestando fede alla propria vocazione mirata alla sopravvivenza della loro cultura, i monaci fondarono sull’isola una tipografia poliglotta che divenne ben presto un centro di cultura di grande importanza, tanto che, quando Napoleone invase Venezia saccheggiando e distruggendo tutti i monasteri dei dintorni, ordinò tramite decreto imperiale di risparmiare quello dell’ Isola di San Lazzaro poiché considerato a tutti gli effetti una vera e propria accademia di scienze e di studi.

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Ancora oggi la ricchissima biblioteca custodita all’interno del Monastero è considerata uno dei luoghi di cultura più influenti dell’Occidente, con i suoi oltre 4.500 manoscritti originali. Oltre ai manoscritti, il monastero contiene altri tesori di rara bellezza, come la statua raffigurante il figlio di Napoleone Bonaparte, opera di Antonio Canova, preziosi manufatti provenienti dalla Cina, come la Palla di Canton, una pregiatissima sfera ornamentale in avorio costituita da 14 sfere concentriche per la cui realizzazione furono impiegati diversi anni, e addirittura la mummia egizia di Nemenkot risalente all’VIII secolo a.C. e in ottimo stato di conservazione.

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Oggi il monastero è aperto quotidianamente a visite guidate che, ogni pomeriggio alle 15.30 conducono i visitatori per circa due ore alla scoperta dei segreti dell’isola e dei suoi discreti abitanti, i monaci menikharisti che ancora oggi sono i soli abitanti dell’ Isola di San Lazzaro.

Tra le delizie da portare a casa come ricordo della visita è celebre ormai la profumata yartanush, la marmellata a base di rosa che i monaci producono ogni anno attingendo dai petali del colorato roseto del giardino dell’isola.

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