Se siete nei pressi dei Colli Asolani, un appuntamento immancabile è rappresentato senza dubbio dalla Tomba Brion a San Vito di Altivole, il complesso funebre monumentale progettato e realizzato dall’architetto veneziano Carlo Scarpa.

Carlo Scarpa, nato a Venezia il 2 giugno 1906 e morto in Giappone, a Tokyo, nel novembre del 1978, è stato uno dei più influenti architetti italiani del Novecento, grazie alla sua prolifica produzione che ha visto in tutta Italia la sua preziosa mano realizzare opere di rara bellezza, a partire dalla Fondazione Querini Stampalia e il negozio Olivetti nella sua Venezia fino a Palazzo Abatellis a Palermo.

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Valori principali della produzione artistica ed architettonica di Carlo Scarpa furono i concetti di armonia e rigore uniti ad un’estrema attenzione al dettaglio, alla qualità dei materiali e alla luce, tutti elementi che hanno contribuito a segnare in maniera indelebile quanto realizzato dal maestro veneziano e a contraddistinguere i suoi spazi, ad occhio nudo riconoscibilissimi come “degli Scarpa”, per il proprio carattere segreto ed elegante, a metà “tra distacco e radicamento, modernità e tradizione”.

Furono proprio queste riflessioni a caratterizzare quella che oggi viene definita l’opera massima del repertorio architettonico di Carlo Scarpa, la Tomba Brion, che in quanto simbolo per eccellenza della sua produzione continua ad attrarre di anno in anno un flusso infinito di visitatori italiani e stranieri, che giungono a San Vito di Altivole proprio per ammirare dal vivo come “la forma espressa diventi poesia”, come sintetizzato dallo stesso Scarpa durante gli anni dei lavori.

La Tomba Brion venne commissionata all’architetto da Onorina Brion Tomasin per onorare la memoria del defunto ed amato marito Giuseppe Brion, fondatore e proprietario della Brionvega, simbolo del Made in Italy relativo alla sua produzione di apparecchi radiofonici e televisivi a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

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Il complesso venne eretto tra il 1970 ed il 1978, anno in cui lo stesso Scarpa morì, a seguito di una caduta da una scala in un negozio a Sendai, in Giappone. L’opera venne quindi terminata dopo la morte dell’architetto in base ai suoi ultimi progetti. Scarpa amava così tanto quanto realizzato fino a quel momento che decise ancor prima di morire di essere anch’egli sepolto all’interno della Tomba Brion, in un angolo quasi nascosto di congiunzione tra la sua monumentale creazione ed il vecchio cimitero del paese.

Considerata anche dallo stesso Scarpa summa di tutto il suo lavoro artistico, alla Tomba Brion l’architettura entra in relazione con lo spazio e dialoga con questo, discostandosi in maniera molto visibile dalle tradizionali suggestioni macabre tipiche dei monumenti funebri. Al contrario, l’opera fu intesa per richiamare alla vita quanto più possibile: suggerisce vitalità il continuo dialogo con il paesaggio circostante, uno degli elementi che Scarpa apprezzava di più di questa sua ultima opera, così come la tradizionale presenza dell’acqua come elemento vitale che dà linfa alla costruzione oppure i numerosi percorsi segnati da elementi architettonici legati tra loro da precisi rimandi simbolici, che spaziano dalla spiritualità del mondo orientale alla razionalità del mondo occidentale.

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Alla Tomba Brion, che presenta una forma di L ribaltata, si accede attraverso i propilei, che si presentano con una facciata asimmetrica introducendo lungo il portico il padiglione della meditazione, che fa già intuire grandi rimandi al teatro della vita grazie alla presenza di acqua e da ninfee. Proseguendo a nord troviamo l’arcosolio, il riferimento visivo di tutti i percorsi possibili all’interno del cimitero. Esso copre le arche dei capostipiti della famiglia committente unendo i due feretri: nel loro spazio centrale, i sarcofagi possono essere ammirati da una sola persona alla volta e per questo motivo Scarpa pensò di offrire un appiglio a chi si sarebbe commosso creando due rulli in boi de rose a questo scopo. Nelle vicinanze è possibile ammirare la cappella, situata al centro di una vasca d’acqua nella quale sono collocate forme di calcestruzzo a gradini, come a rappresentare le fondamenta affioranti di antichi edifici.

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L’itinerario nella Tomba prosegue poi verso l’orto dei cipressi che avvia verso l’esterno, concludendo un percorso particolarmente adatto non solo ad ammirare il genio di uno degli artisti più influenti del secolo scorso, ma anche a semplici riflessioni, grazie ai numerosi significati, difficili e forse infiniti, che si celano alle spalle della realizzazione di queste opere a metà tra ordine e complessità.