Sulla fertile piana di Rocchetta a circa due chilometri dalle sorgenti dell’omonimo fiume si erge l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno.

La sua costruzione risalente all’inizio del 700, fu opera di tre potenti nobili beneventani, Paldone, Tasone e Tatone, che alla ricerca di un luogo in cui dedicarsi alla vita ascetica scelsero l’Alta Valle del Volturno.

Le prime vicende narranti dell’abbazia di San Vincenzo sono raccolte nei manoscritti di Chronicon Vulturnense risalenti a circa il 1130 circa con lo scopo di esaltare l’importanza dell’antica comunità di San Vincenzo al Volturno.

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Da una piccola realtà monastica il monastero cresce in base ai confratelli e grazie al sostegno economico di Carlo Magno fino a trasformarsi in una vera città monastica che contava oltre 300 membri.

Durante la seconda metà dell’IX secolo le sorti del monastero cambiano drasticamente a causa di una cruenta invasione da parte dei saraceni, che saccheggiano l’abbazia e trucidano tutti i monaci presenti. I pochi superstiti si rifugiano a Capua e 30 anni dopo l’accaduto riprovano a dar vita al monastero distrutto spostando la sede sulla sponda destra del fiume Volturno e dando di nuovo vita alla comunità beneventiana di San Vincenzo.

L'Abbazia di San Vincenzo al Volturno

La comunità non tornò mai al suo splendore precedente e ci vollero altri 7 secoli, fino alla fine del 1600, per riportare all’antico splendore l’Abbazia di San Vincenzo di Volturno. L’abbazia passò sotto il controllo dei monaci cassinensi, che la amministrarono in tutto e per tutto, fatto che sancì definitivamente la fine della sua autonomia.

Durante la seconda guerra mondiale l’abbazia subì ingenti danni che con il tempo furono ragguagliati fino a tornare a ospitare una comunità nel 1989 grazie ad Angelo Pantolini, monaco di Montecassino. Tutt’ora il monastero è la casa delle benedettine giunte dal cenobio del Connecticut Regina Laudis.

L'Abbazia di San Vincenzo al Volturno

L’abbazia di San Vincenzo al Volturno porta con se una storia lunghissima risalente al VIII secolo e che oggi continua a vivere grazie alla comunità benedettina che la popola e la rende viva ogni giorno. Abbazia che fa dell’ospitalità e dell’accoglienza i suoi valori più forti. Luogo ideale per una lunga passeggiata e per una giornata all’aria aperta ai piedi delle alte vette delle Mainarde.